Cosa pensiamo

 

 

 

 

Ci sono tante cose che fanno la felicità di pochi e il malessere di molti. Ci sono leggi ingiuste, pregiudizi insensati, luoghi comuni dettati dall’ignoranza e dall’odio. Ci sono palazzi grigi, città inumane, scuole e posti lavoro inospitali, carceri, fast food che vendono cibi di plastica.

Fortunatamente, abbiamo qualcosa in cui evadere e ritrovare noi stessi, come uomini.

Ma da un po’ di tempo, e la cosa è ancora più preoccupante, ci sono posti che vendono idee e sensazioni riprodotte in serie , stereotipate, spacciandole per “soul food”, il cibo per l’anima di cui nessuno può fare a meno. Parliamo della musica, del cinema, della fotografia, delle arti visive, del ballo, dei libri, dei luoghi di ritrovo creati per socializzare..  Tutte espressioni della nostra libertà che sta alla base della vita di tutti noi. Adesso, bisogna fare una scelta. O andare a vedere film pieni di effetti speciali senza contenuto, ascoltare canzoni che differiscono l’una dall’altra solo per il colore della copertina del disco, leggere libri che in confronto le istruzioni dei televisori sono capolavori, ballare ammassati in locali (ingresso 25 euro), oppure dire basta. E dopo averlo urlato ‘sto cazzo di basta, tirarsi su le maniche e cominciare a reinventarselo un mondo, scrivendo tutto quello che ci passa per la testa, suonando ogni melodia che sentiamo dentro, girando cortometraggi colla 8 millimetri rimediata a due lire sul giornale degli annunci, andando a ballare musica di cui sentiamo le vibrazioni in posti dove la selezione non c’è né all’ingresso né nel cervello di chi ci va.

Ma non è così facile, perché c’è qualcuno che prova a impedircelo.

Fate una prova: andate a chiedere “The Commitments” alla multi-videoteca più vicina, un libro di Irvine Welsh nel mega book store che ha assorbito tutte le piccole librerie della vostra città, chiedete al negoziante di dischi di una grande catena di distribuzione se conosce Tammi Terrell, contate i volantini di serate rocksteady nei quartieri dove abitate e confrontatele con quelle house .

Chiaro il problema?

Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta. Abbiamo scelto di arrenderci al ritmo e cominciare a suonare, scrivere, girare video, organizzare serate. Abbiamo scelto di essere liberi com’è giusto che sia.

The Beat Surrender. Ready. Steady. Go. Music for freedom. Music IS freedom.

 

 

 Berluscounter!